truman

Il commiato è il centro di questo film potente e leggero che narra del distacco dalla vita e dalle relazioni che legano un attore cinquantenne, ancora capace di seduzione, al resto del mondo.
Juliàn è accompagnato dall’amico Tomàs giunto dal Canada fino al centro di Madrid, per un week end dedicato a prendere commiato a sua volta da Juliàn, deciso a rinunciare alle cure, dopo che un cancro ai polmoni ha organizzato escursioni in altri organi vitali. Riassunta così la trama può respingere anche i cinefili più accaniti.

Ma non è questo il caso di “Truman – un vero amico è per sempre”: lo stile del regista Cesc Gay è asciutto e lieve, lascia spazio a sorrisi e ironia nonostante i tanti diversi commiati a cui si assiste. Commiati meschini e commiati grandiosi si alternano con un ritmo incalzante, davanti ad un obiettivo conciso e senza effetti speciali, niente viole e violoncelli in accordi minori, per intenderci. Si mette in scena un dolore trattenuto, quasi educato, perché tutti i protagonisti, dinanzi all’imminente tragedia, faticano ad esternare i loro sentimenti, per vergogna o per timore di urtare l’altrui sensibilità. Basta però un’inquadratura su di un abbraccio o su due mani che si stringono discretamente ed il ciglio asciutto e vagamente sorridente lascia il campo a ben altro, fino a quel momento trattenuto con una certa disinvoltura.

L’intera pellicola si coniuga al presente. Niente rievocazioni o flash back, tipici della ricca filmografia su tematiche similari. Quattro giorni intensi in cui Tomàs e Juliàn non faranno altro che ritrovarsi, aspettando con un’ansia struggente il momento della nuova e definitiva separazione. Truman è il cane del dipartente, ma non aspettatevi un lacrimoso ruolo alla Hachiko. Truman è uno splendido bullmastiff che nella vita reale aiuta i bambini autistici in un programma di pet theraphy.
Nella vita reale Juliàn (il dipartente) è impersonato da un eccezionale Ricardo Darín che conferma il suo valore assoluto, al di fuori della filmografia ispanica, l’amico è Xaviér Cámara (scoperto da Almodovar in “Hable con ella”) qui spaventosamente bravo e maturo nel riprodurre perfettamente l’attonita sorpresa e l’orgoglio finale per un’amico artefice del proprio destino. Un film imperdibile.