Le confessioni
“Le Confessioni” di Salvo Andò è un film politico che si fonda sul contrasto tra due modi di pensare opposti e inconciliabili.
Il tutto si svolge dando largo spazio alle “confessioni” di personaggi che hanno sepolto la propria coscienza. Trattasi dei ministri economici di un verosimile G8 che sono riuniti in un Hotel dove vengono raffigurati in tutta la loro aridità etica e morale.
Solo il monaco benedettino interpretato da Toni Servillo emerge come alter ego ad un sistema in procinto di peggiorare ulteriormente le condizioni di vita dei più indifesi e deboli. Lo scenario algido è l’impeccabile Grand hotel di Heiligendamm, in Germania, dove nel giugno del 2007 si tenne veramente un G8 assediato dalle proteste no global.
Le sue stanze e i corridoi sono gli ambienti impersonali e asettici perfetti per economisti e politici scostanti e supponenti. Il mare che si intravede è grigio, privo di ogni attrattiva ed i pontili sembrano gettati verso il nulla.
Il monaco Roberto Salus nel suo saio candido si muove per quelle sale e per quei corridoi con una maschera incredula e pacata per non aver compreso il motivo di un invito così prestigioso da parte dei potenti che governano la Finanza globalizzata.
Il Summit verrà sconvolto da padre Roberto Salus, che porta con sé unicamente la sua povertà assoluta tra i padroni di tanta ricchezza.
È proprietario degli abiti che indossa e di una valigetta nera con crocefisso, candela, antico messale e poche noci.
Lo ha invitato Daniel Roché, il presidente del Fondo Monetario Internazionale (Daniel Auteuil), assieme a due altri personaggi; una rockstar e una scrittrice per l’infanzia (Stupenda Connie Nielsen), che pare abbia molto a cuore la povertà.
Le due celebrità sono state chiamate per intrattenere gli ospiti illustri, Salus invece, perché il cinico Roché ha deciso di confessarsi, e come in tutto, ha scelto anche per questo, l’eccellenza tra i confessori, avendo letto i libri illuminanti del frate. Il messaggio portante che Andò lascia intendere è l’assoluta imprecisione che guida le decisioni dei grandi della terra.
Il Frate ricopia il disegno di due uccelli contenuto in un libro per bambini e partono le interpretazioni simbolistiche che assegnano al disegno significati del tutto arbitrari, così come nella parte finale, quando il disvelamento di una formula del tutto inutile desta allarme e stupore tra i membri di uno strano G8, fino a raggiungere l’obiettivo insperato di sabotare il summit stesso.
L’economia attuale viene vista come una teologia costretta dalle crisi ricorrenti a rivedere dottrina e prassi.
C’è di mezzo un suicidio che potrebbe essere un omicidio ma non ascriverei “Le Confessioni” al genere giallo, non foss’altro per il richiamo a Sant’Agostino citato già nel titolo oltre che nei dialoghi un po’ troppo alti e telefonati, che peccano (è il caso di dirlo) di eccessivo citazionismo.
Le immagini sono decisamente curate ed emozionanti ma mai quanto l’intensità che quel mostro di Toni Servillo è in grado di raggiungere in una interpretazione che si specchia nel Titta delle “Conseguenze dell’amore”. Entrambe votati al silenzio con passi diversi ed etica opposta.
La mano imposta dal frate sul cane rabbioso e la subitanea sparizione, nel finale un po’ tirato, lo circondano di un’aurea quasi salvifica.
Trattasi di film molto interessante ed emozionante, dove recitazione e fotografia hanno il sopravvento sulla sceneggiatura.
Rimane solo un dubbio di fondo.
Come possono mai non averlo selezionato per Cannes?