I film di Denys Arcand sono film dove il ‘plot’ sovrasta gli altri elementi costitutivi. Non è certo la fotografia o il movimento macchina a determinare la godibilità di un film indubbiamente ben riuscito. La sua prima prova significativa “Le invasioni barbariche” si era aggiudicato a Cannes 2003 il premio per la miglior sceneggiatura.

La caduta dell’impero americano è ben scritto, ricco di citazioni e di dialoghi sofisticati, curata nei dettagli e votato a spiegare puntualmente tutto ciò che accade, sfiorando (senza indugiarvi) il didascalico.
La storia si snoda attraverso un fortuito ritrovamento di capitali “luridi” e il tentativo di Pierre-Paul (un ragazzo molto intelligente quanto frustrato) di addentrarsi nel gorgo del riciclaggio internazionale. L’altro, immancabile, elemento è costituito dalla sua storia d’amore con l’escort Aspasia /Camille.

La caduta dell’impero americano è focalizzato sulla centralità del denaro nella società attuale, come condizione irreversibile, quando sia responsabile delle peggiori malefatte e quando chi ne viene in possesso voglia usarlo per compiere opere di bene. Il protagonista del film ci viene presentato come avulso e disfunzionale rispetto al sistema socio-economico in cui deve lavorare per vivere, proprio perché troppo consapevole del suo funzionamento (complice la sua fin troppo esibita cultura filosofica). Dopo essersi appropriato dell’ingente bottino di una rapina di capitali sporchi, si trasforma in coordinatore, dapprima un po’ pasticcione ma poi sempre più abile, di una vera e propria impresa “familiare” indirizzata a trasformare quella montagna di soldi illegali in una riserva di benessere per sé e i suoi amici/complici, senza per questo entrare in conflitto con la sua attività di volontariato sociale.

La recitazione è ritmata e gradevole quanto i personaggi su cui svetta una splendida e giovane squillo d’alto bordo, interpretata dalla fisicamente strepitosa attrice Maripier Morin.
Happy End consolatorio interrotto peraltro dalla consapevolezza di una miseria concreta e morale che assedia quelli che furono (un tempo) baluardi di benessere quasi opulento.

Al termine consiglio un rosso giovane e spumeggiante come Maripier Morin, magari un Lambrusco Vecchio Moro di Rinaldini…