Si entra subito “in corpore vili” dai primi frame di questo film con una operazione a cuore aperto in fase di sutura. Si prosegue per corridoi labirintici, in una fotografia raffreddata con supporto di musica contemporanea glaciale.
La trama è un racconto mitologico, con il tema della scelta imposto da una divinità punitrice, crudele e capricciosa, a cui Nicole Kidman (la moglie del cardiochirurgo) finisce anche per baciare i piedi insanguinati. E lo fa prostrata, in ginocchio, come davanti a un trono.
Bacia i piedi del perfido Martin, ragazzetto diabolico con il potere di lanciare una terribile maledizione sulla famiglia iper-controllata del chirurgo Steven (un peloso Colin Farrell) reo d’aver sbagliato un intervento chirurgico affrontato dopo aver bevuto. La vittima era il padre del perfido Martin.

Quali saranno i cervi sacri da sacrificare sull’altare della redenzione nel sangue per liberarsi di questa terribile maledizione?
Lanthimos il regista greco gira un horror da possessione demoniaca eliminando qualunque elemento soprannaturale, lascia in scena solo gli effetti sulle relazioni tra gli uomini di decisioni irrevocabili, prese in una dimensione alterata e imperscrutabile.
La moglie oculista iper-controllata e controllante è interpretrata da una Nicole Kidman, algida e extraterrestre come solo lei può apparire. L’intreccio costruito da Lanthimos lavora di subconscio, e il regista non perde nemmeno un secondo per rispondere a domande logiche come: “Perché Steven non chiama la polizia? Perché non fa dichiarare Martin malato di mente? Perché non si leva dai coglioni puntandosi il fucile al mento?”.

Il ragazzo divino Martin (sgradevolissimo di aspetto e di intenzioni) vuole infliggere ai figli di Steven il chirurgo responsabile della morte del padre, una serie di piaghe: smettono di camminare, poi di mangiare e infine iniziano a sanguinare dagli occhi.
Non rimarrebbe che la bocca piena di locuste per completare le piaghe d’Egitto. Il dottore è terrorizzato, nessun test medico dà una risposta ai problemi dei figli, adesso paraplegici.

Dire di più significherebbe rovinarvi il gusto del finale disturbante e sadico. Quando i familiari capiscono che cosa sta accadendo, tutti si affrettano a coccolare papà prima che faccia la sua scelta, e già perchè per fermare la maledizione dovrà scegliere il cervo da sacrificare: moglie o figlio o figlia. Leanthimos ha la tragedia nei geni e non fornisce risposte facili, anche gli indizi più opachi gettano lo spettatore in un pozzo di frustrazioni e congetture. La sua ricetta è scioccare, provocare e riempirti la testa di cicale, anzi no di locuste. A voi la scelta.
Al termine si ha la sensazione di aver visto qualcosa di già visto anche se confezionato con innegabile maestria.
Consiglio un bianco leggero come quello di Salina con quella mineralità atta a riportar sulla terra pensieri inutilmente impegnati a ricercare logiche inesistenti.