Premessa metodologica: Non amavo Lady Gaga e la musica che interpreta mi lascia del tutto freddo. Questo per chiarire bene che quello che seguirà NON è il delirio di un fan.
Ho affrontato questo film con la recondita certezza che mi sarei annoiato.

Mi sbagliavo…E di grosso! Ma procediamo con ordine: Bradley Cooper, al suo esordio da regista, si ispira a una parabola di affermazione, fallimento e redenzione, sullo sfondo del pop star system. Il film ha una trama talmente nota da essere già stato girato 3 volte in epoche diverse. Ha una sua essenza tragica che fa leva sui sentimenti più elementari e su una serie di cliché assolutamente espliciti e risaputi.
La storia si racconta da sola.

Non è certo la sperimentazione linguistica che si richiede a una storia dove si narra dei destini intrecciati dei due protagonisti – cantanti e compositori di musica pop – che, innamorati l’uno dell’altra, si incrociano, mentre una è in totale ascesa e l’altro in lento declino.
Parrebbe troppo poco per costruirci un film che funziona nel 2018, ma quello che cambia le carte in tavola sotto tutti gli aspetti è un dettaglio niente affatto marginale: la musica. Bradley Cooper, oltre ad essere attore, regista e sceneggiatore è anche musicista e cantante in una affabulazione quantica che dà al suo personaggio un côté tragico che funziona alla grande. Asciutto, calibrato e con un look da cantante folk che oggi ha davvero un’essenza crepuscolare, l’esecutore di un sound che è anche uno stile di vita, un’idea, una leggenda in via di sparizione e di cui ci si sta scordando in fretta. Non è un caso che nei panni del fratello-manager del protagonista ci sia un attore come Sam Elliott, a cui basta un solo sguardo e una voce unica per rendere la malinconia di un tempo dimenticato.

E poi, soprattutto, c’è lei: Lady Gaga a suo agio con le dinamiche drammaturgiche di un personaggio capace di ribaltare tutto nel momento in cui si dà alla performance musicale. La presenza scenica, il grado di immersione interpretativa, la potenza e la straordinarietà vocale della cantante, sono ciò che rende questo film un contenitore emozionale e passionale formidabile.
Uno dei grandi punti di forza della musica pop è quello di essere esplicita, e di arrivare a chiunque, dappertutto spiegando in maniera semplice e orecchiabile i sentimenti e le emozioni che viviamo e di cui siamo fatti.
Ed è esattamente questo che fa Lady Gaga: ci sbatte addosso le gioie, i dolori, le amarezze, i tormenti e le euforie che accompagnano tutte le storie d’amore. E i testi delle canzoni – scritte, oltre che interpretate dai due protagonisti, indugiano su temi che agiscono sulla nostra ricezione primaria, impulsiva ed emotiva. Annichilisce per il pathos a cui sottopone il povero spettatore.

Lady Gaga è un mostro di bravura e Bradley Cooper interpreta con lei dei duetti da pelle d’oca. Lady Gaga interpreta un personaggio prima un po’ Sheryl Crow, poi vicino a Mariah Carey degli anni ‘90 e infine passa per un breve momento-Beyoncé prima di diventare finalmente Lady Gaga (anche se chiaramente non con quel nome) e chiudere il film come fosse Whitney Houston (musicalmente parlando, si intende). Lei è la perla nemmeno troppo nascosta del film, il suo volto poco canonico per Hollywood, la sua recitazione, il suo corpo mutante la sua voce lasciano senza parole anche chi non l’ha mai apprezzata.
Da oggi Lady Gaga ha un fan in più.

All’uscita un bianco minerale come quello di Salina, che schiarisce la voce e fluidifica il pensiero.