hqdefaultFlorida è un monumento a Jean Rochefort, non c’è traccia di una scena che non lo veda protagonista assoluto. L’attore francese insignito della Legion d’Onore, realizza la sua migliore interpretazione di sempre, diretto da Patrick Guay che lo ha assecondato in ogni fotogramma regalando allo spettatore spunti mai banali.

Claude è un ottantenne ancora arzillo, affetto da un Alzahimer che gli leva pezzetti di lucidità giorno dopo giorno, in un arco di tempo che va da Settembre a Gennaio, fino al cuore dell’Inverno, una scelta non casuale. Vive ad Annecy, sul lago, in una villa appoggiata su di una collina rassicurante. Lo accudisce la figlia Nicole con la quale ha un rapporto problematico. Il suo anelito è quello di raggiungere l’altra figlia, Alice, trasferitasi a Miami, così la Florida è il suo luogo mentale, onirico, il suo ultimo rifugio. L’amarezza sale quando il mondo onirico cozza frontalmente con quello reale. L’Estraniamento è la cifra di questo film dai tempi perfetti. Claude non riconosce più il mondo è cerca di reinterpretarlo attraverso la sua metrica obsoleta e inutile. E’ un uomo d’altri tempi, con i suoi ricordi di adolescente al cospetto di soldati tedeschi e Maquis. 

Philippe Le Guay non si appiattisce sulla magistrale interpretazione del monumento Roquefort e confeziona un film su piani temporali diversi, che si svelano man mano fino al finale amaramente reale e pragmatico. A tratti si ride delle intemerate di Claude, ma è un sorriso trattenuto e ben cosciente di ciò che aleggia nell’aria apparentemente serena e negli sguardi bonari e rassegnati di chi gli vive attorno.