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“Io sono Pericle Scalzone, di lavoro faccio il culo alla gente” è l’attacco del libro di Ferrandini da cui è tratto (liberamente) il film diretto da Stefano Morvini. Riccardo Scamarcio impersona il protagonista presente in ogni fotogramma di questa produzione che lo vede anche come coproduttore insieme a Valeria Golino e ai fratelli Dardenne. Uno Scamarcio come non lo si era mai visto: lurido, unto e rozzo.
Lavora per don Luigi, gestore di pizzerie adibite a spaccio e riciclaggio nella migliore tradizione camorristica esportata in Belgio. Tra sodomie punitive e violenze, Pericle si acquieta solo con una bottiglietta d’acqua allungata da droghe sintetiche con la quale cancella, sofferenze ed inadeguatezze.

Siamo al cospetto di un noir anomalo dove la violenza cede il passo all’introspezione, fino all’artificio della voce fuoricampo che riporta i pensieri del protagonista.
Pericle, ha un cuore nero, livido e tetro, che si accende solo nello squallore delle sue azioni brutali. Il testo è ricco di ritmo e di spunti, mentre il film fatica un poco a tenere il passo, almeno fino a quando la scena si sposta sulle ventose spiagge di Calais, dove un Pericle in fuga incontra Anastasia, una divorziata con figli a carico e lavoro precario.

Pur essendo fondamentalmente anaffettivo, il protagonista esamina la possibilità di condurre una vita famigliare come tutti, non tanto per un innamoramento, quanto per la stanchezza interiore che lo sovrasta. Molto efficaci i pianosequenza tra i due, ed i dialoghi che rispecchiano fedelmente il libro.
“Pericle il nero”, è l’unico film italiano in lizza per un premio a Cannes nella sezione Un Certain Reguard.
Non mi sono piaciuti i prolungati monologhi fuori campo che disvelano i pensieri di Pericle, un po’ troppo didascalici.

Mi è molto piaciuta, invece, la volontà di evidenziare la miseria morale della criminalità oltre alla solitudine che ammorba i suoi componenti. La meschinità è disgustosa e per nulla eroica.
Avviene finalmente un ribaltamento di piani rispetto a certe produzioni che hanno descritto la camorra in modo elegiaco,quasi mitico, fino a creare veri e propri modelli di riferimento (Gomorra la serie). Il noir di Mordini mette in risalto lo sguardo perso nel vuoto di Pericle/Scamarcio in un racconto di riscatto e libertà supposta, messo in scena con toni cupi e una fotografia livida priva di concessioni estetiche. Da vedere