Le Recensioni dell’Oste – “La Tenerezza”

Le Recensioni dell’Oste – “La Tenerezza”

la-tenerezzaLa Tenerezza di Gianni Amelio ha un titolo ingannevole.
La tenerezza in questo film è un pretesto che si insinua tra le pieghe del sorriso amaro dell’Avvocato Marone.
E’ un piccolo grande film che parla dell’amore svestendolo di ogni aulica logica, tirandone fuori la sentina, il peggio, in una lotta in cui si contano solo superstiti. La tenerezza è manomessa nelle vite di chi sta crescendo senza padre, chi non ha mai avuto una casa, chi non ha mai avuto una famiglia. Tutti i personaggi del film si ritrovano con una mancanza di base che li spinge a incontrarsi e scontrarsi.

Chi mai si aspettasse di ritrovarsi in una storia di buoni sentimenti rimarrebbe deluso assai. Uso l’avverbio al termine non a caso. Siamo in una Napoli inconfondibilmente caotica e peripatetica, come il protagonista. Una Napoli per nulla attraente pur nei tagli scabri, grezzi e armoniosi di un maestro della fotografia come Luca Bigazzi.
Tutto gravita attorno alla figura dell’avvocato settantenne Lorenzo Marone, di cui veste i panni un superbo Renato Carpentieri, perfettamente incline a svolgere la parte dell’arido e ottuso anziano. Il suo personaggio è un come un campo di terra secca che ha visto troppi raccolti. Un campo che è sinonimo di vita, portata avanti con il dolore, non tanto ricevuto bensì elargito. Si indovina una trama esecrabile dei suoi comportamenti solo accennati durante la narrazione ma non di meno fastidiosi. Ci arriva l’immagine di un uomo senza qualità apparenti, si intuisce un passato tormentato sul piano professionale e su quello famigliare: un’amante poco amata sacrificata per una moglie ancora meno amata; una professione disonorata per cause ignote che gli sono valse il titolo di “Re del Parafango”; una fama dubbia che arriva anche dalle battute degli infermieri di un ospedale che lo vede prima ospitato come paziente e poi visitatore abusivo.

Ma sono le vite degli altri, apparentemente perfette, a innestare in Lorenzo una strana forma di umanità fino ad allora negata. Entrano (letteralmente) dalla porta della terrazza comune le vite di Fabio (Elio Germano) e Michela (Micaela Ramazzotti): una giovane coppia con due bambini trasferitasi nell’appartamento di fronte al suo. Sono belli, felici, spaesati, eppure c’è un abisso negli occhi sgranati di Fabio, un velo di infelicità e incapacità di amare, un’innocenza perduta che riaffiora quando chiede prepotentemente al negoziante il vagoncino d’epoca dei vigili del fuoco o ancora quando risponde, alla domanda “Che lavoro fate?”, “Quello che ha voluto mia madre”.
Ma è l’avvocato Marone il protagonista del film, un infarto prima e la nuova vicina di casa radiosa lo portano fuori dalla sua tana di solitudine nella quale si era rifugiato, stirando i panni per sè solo.
Il tutto si interromperà con una tragedia che avviene sotto un acquazzone violento che ci fa vedere una Napoli lucida e scura vagamente inquietante come inquietante è la motivazione della tragedia che avviene nella più plastica rappresentazione della normalità apparente. E’ allora che prende il via un percorso di consapevolezza che gli fa rivalutare il rapporto con i suoi due figli o meglio con la figlia impersonata da una Mezzogiorno come non l’avete mai vista. Lei costituisce il nesso con la casa a cui si fa ritorno.
La Tenerezza stupisce, abbraccia e regala emozioni; un’opera che non giudica l’umanità ma la accarezza senza complicità.
Il tutto, cucito da una colonna sonora che, dall’inizio alla fine, si inerpica come un lamento, nell’andamento circolare di una canzone greca che nei titoli di testa ripete “Tora Vroki…” – oggi piove sulla mia anima e sul tuo cuore.
Il Film si realizza compiutamente con un ritrovarsi scandito dalle parole della figlia che cita un poeta arabo: “La felicità non è una meta da raggiungere ma una casa a cui tornare”.
E si torna a casa con il cuore un po’ più pesante e la consapevolezza di aver assistito a un bel film realizzato da un grande regista con l’aiuto di grande direttore della fotografia e di un cast eccellente su cui spicca il mestiere e la maschera di Renato Carpentieri nella sua migliore interpretazione di sempre.

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