Le recensioni dell’OSTE – “In guerra per amore”

Le recensioni dell’OSTE – “In guerra per amore”

imagesEmozionante e didascalico, anche se può sembrare il prodotto perfetto per le scolaresche delle medie inferiori. Ricostruzioni d’ambiente accurate, una storia che si dipana leggera, una fotografia garbata, come delicata e surreale la sceneggiatura che si avvale di aspetti decisamente più consoni alla favola che alla narrazione realistica. Poi d’improvviso tutto cambia passo e metrica. Come se un’altro regista si fosse impadronito del film nell’ultimo quarto d’ora. Quella che sembrava una storia d’amore un po’ comica e ricca di gustosi siparietti, si rompe, travolgendo lo spettatore quando viene svelato l’oggetto sociale di questo film diretto magistralmente da Pierfrancesco Diliberto di anni di anni 44, in arte PIF.
La guerra di liberazione condotta dagli americani assume connotati sinistri, che nulla hanno a che spartire con le verità edulcorate. L’invasione della Sicilia segna una svolta precisa affermando una prassi usata nei decenni a venire per esportare la libertà. Il generale Patton usa la mafia teleguidata da Lucky Luciano per conquistare e controllare il territorio, lasciandolo più schiavo di prima e con tutti i criminali scarcerati assegnatari di poteri reali.
La speranza e l’interesse che lo spettatore nutre verso Arturo e Fiona vengono esaitprati dallo stupore e dall’angoscia scoprendo il lato oscuro della guerra di liberazione. Dirompente il discorso finale tenuto da Don Calò sulla democrazia, che la mafia si arrogava di rappresentare. Compaiono come camei incastonati nella storia di sottofondo: Ciancimino, Sindona, Vizzini e gli altri collusi e conniventi ancora alle prime armi, giovinotti già affamati e rabbiosi.
Colpiscono anche i ruoli secondari come quelli di Mimmo e Saro, il loro rapporto di forte amicizia vira verso qualcosa di più tenero ed inesprimibile, soprattutto nel 1943 in una cultura isolana chiusa e tetragona. Come è ben riuscita la figura del Tenente Catelli, che con il suo coraggio frammisto alla generosità, si fa portatore di una causa persa, mettendo a rischio la propria vita e la propria carriera ma riuscendo a trasformare il personaggio di Arturo. Il suo sacrificio farà aprire gli occhi al giovane ragazzo sulle priorità della vita.
Splendide le riprese della Sicilia, e il tratteggio dei caratteristi che concorrono a rendere l’atmosfera del conflitto alleggerendo i passi più drammatici.
In conclusione un bel film che fa pensare e sa far emozionare. Pif si conferma un attore capace e dotato oltre che un regista dal taglio maturo e asciutto.
Nessun compiacimento, nessuna insistenza sui momenti tragici di questa pellicola. Un lavoro ben riuscito che farà sicuramente bene al cinema italiano.

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