GARMUGIA all’Osteria del Cinema             (un piatto RARO)

GARMUGIA all’Osteria del Cinema (un piatto RARO)

Garmugia lucchese - Primi piatti della cucina toscana

LA GARMUGIA ovvero la zuppa simbolo della primavera all’Osteria del Cinema da Venerdì 31 Marzo fino a  Domenica 2 Aprile. E’ un piatto unico che nasce tra le mura e gli orti di Lucca nel XVII secolo e viene preparata solo per un paio di settimane in cui la natura si risveglia e regala i primi germogli.
La Garmugia è l’inno alla rinascita, al risveglio. E’ una spinta a recuperare energie in una primavera fatta piatto che racchiude il sapore del nuovo. Solo un paio di settimane per trovare le primizie più delicate e tenere, i carciofi più piccoli e tosti, gli asparagi più sottili e croccanti, le fave più piccole e dolci.
Deve il suo nome al dialetto lucchese che così chiama il germoglio. Lucca fino al 1847 non faceva parte del Granducato di Toscana, era uno stato a se stante; Repubblica indipendente fino al 1805 e poi Ducato di Lucca fu annesso al Granducato solo alla vigilia della unificazione Italiana. In definitiva Lucca diventa Toscana solo quando la Toscana diventa Italia; prima si trattava di due stati autonomi con tanto di frontiere e di dogane e quindi con tradizioni e culture diversificate. È naturale quindi che certe tradizioni si siano radicate solo in piccole nicchie di questo territorio.

A differenza di altre zuppe povere e brodose, non necessita di troppi liquidi che ne annacquerebbero la peculiare freschezza, inoltre contiene elementi che testimoniano la sua origine “ricca” come i tocchetti di manzo che contribuiscono ad elevare il piatto nel novero di quelli destinati ai signori lucchesi che (a quei tempi) potevano permettersi la carne di Chianina.

Si è sempre considerato la Garmugia il piatto delle puerpere, delle partorienti e delle persone in convalescenza, perché il suo apporto di vitamine e proteine è un vero toccasana. Contrariamente a molte ricette toscane che vedono la presenza del pane abbruscato in fondo al piatto, la Garmugia vuole che il pane sia messo sopra ed irrorato con ottimo olio extravergine. Noi la facciamo seguendo una ricetta lucchese riportata in un libro di cucina di Alfonso del Poggio, padre domenicano che nel XVIII secolo trascrisse per primo gli equilibri delicati di questo piatto raro che non trova paragoni altre cucine regionali. Anche la sorella di Napoleone che a lungo soggiornò a Lucca , la Duchessa Elisa Bonaparte Baciocchi, cita questa minestra “particulare e odorosissima”
in una lettera indirizzata al fratello.

All’Osteria del Cinema la potrete gustare solo in due week end : Dal 31 Marzo al 2 Aprile e in quello successivo (Venerdì 7 – Sabato 8 e Domenica 9). Dopo è troppo tardi e i germogli diventano introvabili mutandosi in frutti maturi della terra.   garmugia_5643

Le Recensioni dell’OSTE – Rosso Istanbul

Le Recensioni dell’OSTE – Rosso Istanbul

rosso-istanbul-film-ozpetek_980x571Tutto è precario è incerto in questo film tratto dal romanzo di Ferzan Özpetek che ha voluto emulare Sorrentino, facendo uscire un libro molto leggero a cui è seguito questo film decisamente meno leggero. Nel libro i luoghi e i personaggi sono più persistenti e penetranti, nel film si volatizzano senza darti il tempo di affezionarti o di intuirli mentre Istanbul fa da sfondo con prospettive newyorkesi e rari scorci di un tempo antico. Personaggi mossi come burattini tra le dita esperte di un grande manipolatore che (non a caso) è un regista di successo che si muove tra Roma Londra e Parigi. Qui l’autobiografia è spinta quasi al limite arrivando a rendere il regista raffigurato e quello reale del tutto sovrapponibili.
La storia si affida un po’ a sè stessa tentando anche un’incursione subito rinnegata nel genere giallo, il film pare svoltare quando il regista scompare nel nulla, ma è solo un gioco di riflessi, come nel finale confuso, quando l’amato/odiato primo amore finisce suicida e annegato esattamente come nella trama che anticipa la realtà e l’editor Ohran (un magistrale Halit Ergenç, sconosciuto al di fuori del suo paese) chiamato per rifinire il libro e (forse) anche la sceneggiatura, finisce per incontrare tutti i suoi fantasmi che credeva sepolti in un passato remoto foderato di oblio. Così l’editor Ohran diventa il motore della storia e uno dei tanti alter ego di Ferzan Özpetek che si è molto impegnato a disseminare parti di sè in ogni personaggio del suo film in assoluto più autobiografico.
Ohran capitola metro dopo metro a Istanbul e alla sua avvolgente malia, fino a diventarne un felice prigioniero. Giunge da Londra algido e integro come un pastore anglicano e si ritrova a cedere ai mostri del passato che pensava domati. Emblematici alcool e fumo usati come simboli di una ritrovata debolezza e cedevolezza. La sofferenza per la tragedia che lo ha allontanato da Istanbul lo assale e lo prostra proprio quando incontra Neval, una visione e un ideale che si rivelerà irraggiungibile. Nulla può contrastare il dolore di Orhan, pare che catalizzi tutta la sofferenza possibile con una incredibile tenacia.
L’apparizione di Neval (un altra rivelazione ahimè impronunciabile: Tuba Büyüküstünper) non riuscirà a salvare l’editor dalla sua immensa disperazione. Nemmeno l’amore possibile che esplode tangibile tra i due riesce nell’impresa.
E’ un film molto diverso dagli altri girati da Özpetek, l’unico stilema sopravvissuto agli altri dieci film del regista turco è l’icona Serra Yılmaz apparsa in quasi tutti i suoi lavori. Qui impersona una serva stizzita e autoritaria con una eccessiva caratterizzazione che la avvicina (troppo) a Tina Pica.
Complessivamente lento, a tratti statico, Rosso Istanbul affascina per i suoi momenti di struggente bellezza. L’inquadratura delle spalle di Neval durante la festa nel grattacielo di Istanbul Ovest varrebbe da sola il biglietto.
Ma non si vive di soli dettagli e di obiettivi Panchro seppure usati magistralmente.
Ritmo lento e indugi per atmosfere un troppo sospese e rarefatte, tra un numero abnorme di the e caffè sorbiti in ogni occasione. Finale aperto in equilibrio tra visione e realtà. Da vedere con attenzione e molta pace interiore.