Le recensioni dell’OSTE – “Veloce come il Vento”

Le recensioni dell’OSTE – “Veloce come il Vento”

“Veloce come il vento” non è mica roba nostra. Il regista dice di chiamarsi Matteo Rovere ma è sicuramente lo pseudonimo di Matthew Durmast.
Anche il protagonista ricorda Stefano Accorsi ma si tratta (ne sono quasi certo) di un sosia australiano.
Troppo ritmo, troppo asciutto, essenziale ed emozionante per essere un film italiano.
Il tema noto dell’ex campione maledetto che si riscatta viene sviluppato con una metrica innovativa attraverso regia e montaggio incalzanti, quasi pubblicitari, ma solo quando serve.
Colonna sonora sartoriale e di grande efficacia.
Leva il fiato ed emoziona.
Il sosia di Stefano Accorsi è semplicemente perfetto.
Interpreta Loris un ex-uomo a tutti gli effetti, piu’ tossico del più tossico dei tossici, pesa 12kg in meno del vero Accorsi e ha la pelle di un cobra.
La sorella di Loris è interpretata da una esordiente Matilda De Angelis, una giovanissima bolognese che va fortissimo in pista e credo ci andrá anche nella vita professionale, dopo questa interpretazione.
Tutti tagliano le curve e vanno a palla in questo film che ritrae una provincia cattiva ed incattivita.
Nessuna retorica e niente messaggi in questo film dove la vita non vive al di fuori di una pista.
Si esce con un alto tasso di adrenalina. Suggerimento per i suggestionabili: tornate con i mezzi pubblici, la tentazione di dare più gas potrebbe prendere il sopravvento.
Non perdetelo.
Vi aspetto all’Anteo.Veloce come il Vento
Le recensioni dell’OSTE – “Il Condominio dei Cuori Infranti”

Le recensioni dell’OSTE – “Il Condominio dei Cuori Infranti”

Un condominio dove i cuori infranti non lo sono più di tanto.
Il film di Samuel Benchetrit spiazza e sorprende per la sua forza espressiva e per le storie surreali che contiene.
Arrivano inaspettate, come doni preziosi, tre dichiarazioni intrise di poesia.
Nel finale che abbandona il surreale per ancorarsi alla realtà, si assiste in rapida sequenza:
1 – Alla dichiarazione d’amore incondizionato di una madre verso il figlio a cui chiede solo di essere ricordata.
2 – Ad una dichiarazione d’amore disperato del più improbabile e desueto fotografo al mondo, che prescinde dalla presenza di una pellicola su cui imprimerlo.
3 – Ad una dichiarazione d’affetto universale tra un’algerina, da cui traspare l’antica bellezza, ed un astronauta algido albino ed apparentemente anaffettivo.
4 – Al disvelamento del mistero che ha attraversato le tre storie parallele nel condominio dei cuori infranti sotto forma di grido inquietante
Il tutto annegato nello squallore e nella desolazione di un non luogo che esalta la narrazione e rifugge il compiacimento degli effetti e delle immagini.
Si esce sollevati e grati al regista per 100 minuti 100 di surrealtà incastonata in emozioni profonde.
Da vedere assolutamente
Sempre all’AnteoIL CONDOMINIO DEI CUORI INFRANTI
Le recensioni dell’OSTE – “Le Confessioni”

Le recensioni dell’OSTE – “Le Confessioni”

“Le Confessioni” di Salvo Andò è un film politico che si fonda sul contrasto tra due modi di pensare opposti e inconciliabili.
Il tutto si svolge dando largo spazio alle “confessioni” di personaggi che hanno sepolto la propria coscienza. Trattasi dei ministri economici di un verosimile G8 che sono riuniti in un Hotel dove vengono raffigurati in tutta la loro aridità etica e morale.
Solo il monaco benedettino interpretato da Toni Servillo emerge come alter ego ad un sistema in procinto di peggiorare ulteriormente le condizioni di vita dei più indifesi e deboli. Lo scenario algido è l’impeccabile Grand hotel di Heiligendamm, in Germania, dove nel giugno del 2007 si tenne veramente un G8 assediato dalle proteste no global.
Le sue stanze e i corridoi sono gli ambienti impersonali e asettici perfetti per economisti e politici scostanti e supponenti. Il mare che si intravede è grigio, privo di ogni attrattiva ed i pontili sembrano gettati verso il nulla.
Il monaco Roberto Salus nel suo saio candido si muove per quelle sale e per quei corridoi con una maschera incredula e pacata per non aver compreso il motivo di un invito così prestigioso da parte dei potenti che governano la Finanza globalizzata.
Il Summit verrà sconvolto da padre Roberto Salus, che porta con sé unicamente la sua povertà assoluta tra i padroni di tanta ricchezza.
È proprietario degli abiti che indossa e di una valigetta nera con crocefisso, candela, antico messale e poche noci.
Lo ha invitato Daniel Roché, il presidente del Fondo Monetario Internazionale (Daniel Auteuil), assieme a due altri personaggi; una rockstar e una scrittrice per l’infanzia (Stupenda Connie Nielsen), che pare abbia molto a cuore la povertà.
Le due celebrità sono state chiamate per intrattenere gli ospiti illustri, Salus invece, perché il cinico Roché ha deciso di confessarsi, e come in tutto, ha scelto anche per questo, l’eccellenza tra i confessori, avendo letto i libri illuminanti del frate. Il messaggio portante che Andò lascia intendere è l’assoluta imprecisione che guida le decisioni dei grandi della terra.
Il Frate ricopia il disegno di due uccelli contenuto in un libro per bambini e partono le interpretazioni simbolistiche che assegnano al disegno significati del tutto arbitrari, così come nella parte finale, quando il disvelamento di una formula del tutto inutile desta allarme e stupore tra i membri di uno strano G8, fino a raggiungere l’obiettivo insperato di sabotare il summit stesso.
L’economia attuale viene vista come una teologia costretta dalle crisi ricorrenti a rivedere dottrina e prassi.
C’è di mezzo un suicidio che potrebbe essere un omicidio ma non ascriverei “Le Confessioni” al genere giallo, non foss’altro per il richiamo a Sant’Agostino citato già nel titolo oltre che nei dialoghi un po’ troppo alti e telefonati, che peccano (è il caso di dirlo) di eccessivo citazionismo.
Le immagini sono decisamente curate ed emozionanti ma mai quanto l’intensità che quel mostro di Toni Servillo è in grado di raggiungere in una interpretazione che si specchia nel Titta delle “Conseguenze dell’amore”. Entrambe votati al silenzio con passi diversi ed etica opposta.
La mano imposta dal frate sul cane rabbioso e la subitanea sparizione, nel finale un po’ tirato, lo circondano di un’aurea quasi salvifica.
Trattasi di film molto interessante ed emozionante, dove recitazione e fotografia hanno il sopravvento sulla sceneggiatura.
Rimane solo un dubbio di fondo.
Come possono mai non averlo selezionato per Cannes?Le confessioni
Le recensioni dell’OSTE – “Un Ultimo Tango”

Le recensioni dell’OSTE – “Un Ultimo Tango”

Sciabolar di caviglie e prese da brivido nel bellissimo film diretto da German Kral per una produzione di Wim Wenders. Si narra della storia d’amore tra i due ballerini più famosi nella storia del tango, e si mette in scena la storia della loro passione per il tango. María Nieves Rego (81 anni meravigliosi) e Juan Carlos Copes (84 anni un po’ meno meravigliosi) parlano del loro sodalizio lungo mezzo secolo durante il quale si sono amati e odiati attraversando separazioni molto dolorose.
In una Buenos Aires restituitaci con gli occhi della loro memoria, Juan e María raccontano la loro storia, in prima persona con la sonorità ed il fascino intatto dello spagnolo parlato sulle rive del Matanza. Parlano in camera fissa che a volte stacca per dare spazio ai loro interlocutori: un gruppo di giovani coreografi che ricostruiscono i momenti più belli e drammatici della vita della coppia in coreografie meravigliose.
È una narrazione avvincente, carica di tensione ed emozioni non ancora sopite.
Si sente, nelle riprese degli spazi un tempo adibiti a tempio della Milonga, la supervisione affettuosa di Wenders.
C’è un po’ della memoria di Buena Vista Social Club in questo film che sostituisce alla nostalgia per il mambo e la rumba, quella del Tango e della Milonga.
Grande musica e ballerini fantastici che impersonano i due protagonisti: la passionale e volitiva Maria ed il freddo e apparentemente anaffettivo Juan.
All’Anteo solo alle 13:00Un Ultimo Tango