Falanghina a prova di assaggio

Falanghina a prova di assaggio

Cattura falanghinaLa Falanghina di Marco Colombini e Giancarlo Barbieri è il risultato di 14 anni di esperienza sui terreni argillosi di Montemiletto un comune a meno di due chilometri da Taurasi sulle colline tra l’Irpinia ed il Sannio. La particolare conformazione che si riscontra a 500 metri dal livello del mare conferisce al vitigno un carattere spiccato e riconoscibile. Il sistema di allevamento Guyot (vite bassa francese) e la ridotta densità dell’impianto (3500 ceppi per ettaro) completa il profilo di questo vitigno noto per la sua immediata presa al palato. Marco e Giancarlo utilizzano unicamente la mano dell’uomo per la vendemmia e vinificano in bianco con pressatura soffice. La loro azienda prende il nome dalla estensione del loro vitigno: Dodiciettari. Unica concessione al moderno, la temperatura controllata che accompagna la fermentazione e la dimora nei silos di acciaio per la necessaria maturazione. Il risultato vi aspetta in Osteria. Premetto che in genere non amo descrivere un gusto o un profumo. Papille gustative e sensori olfattivi sono talmente soggettivi e diversi da rendere spesso inutile il tentativo di descrivere ciò che è “semplicemente buono”. Per il vino la difficoltà si esalta in quanto sono in giuoco entrambi i sensi coinvolti. Dovete fidarvi dell’oste che vi promette, solo in questo caso, il rimborso del calice, se mai rimarrete delusi.

 

I templari del Pesto di Prà

I templari del Pesto di Prà

Catturapra

Cinque generazioni e un’azienda familiare attiva dall’inizio del 1800. Sono i Fratelli Sacco di Prà. Le loro serre occupano 2500 metri sui terrazzamenti e sono riscaldate in modo da poter lavorare tutto l’anno. La produzione è di tipo tradizionale, questo vuol dire coltivazione a terra e raccolta a mano. Per quanto riguarda il pesto sono gli unici a Prà che oltre alla coltivazione si dedicano anche alla produzione,  stabilendo quale e quanto basilico raccogliere per poi trasformarlo in un pesto unico e inimitabile.  Olio, aglio, basilico, fiore sardo, grana padano, pinoli e sale. Il risultato è un prodotto vicino alla perfezione: nessuna pastorizzazione, conservazione ad olio per un mese in cella a 3-4 gradi, nessuna acidità e nessun odore stantio da vasetto. Spiegare un pesto è impossibile, quasi come descrivere le sensazioni organolettiche di un Amarone o di un Taurasi, ma ci provo ugualmente.
Il gusto del pecorino arriva immediato poi si smussa nella dolcezza del grana Padano, l’aglio non è esuberante evitando così di sovrastare inutilmente il gusto fresco ed unico del basilico di Prà a foglia piccola. Completa il tutto come retrogusto il sapore resinoso dei pinoli italiani. L’olio utilizzato è un cultivar di taggiasca che rispetta completamente l’equilibrio complessivo di questo insieme di ingredienti che l’Osteria propone con i Testaroli di Francesca Varoli o con i Gnocchetti di patate rosse che produciamo giornalmente.